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Articoli taggati ‘alpinismo’

Un 4000 facile facile: Punta Giordani 4046 m

Il vostro primo 4000? Il mio amico Davide Broggi – fidata guida alpina – elenca 3 possibilità: Castore, Breithorn o la punta Giordani. Il Breithorn è spesso a “rischio” per le condizioni meteo, perché a Cervinia soffia spesso il vento e potreste trovare gli impianti chiusi. Alla Giordani si sale da Gressoney, dove gli impianti risentono meno di questi problemi. Del Castore non so nulla.

La traccia per la Punta Giordani

La traccia per la Punta Giordani

Si parte dalla stazione terminale della funivia di Punta Indren (3260 m). Ci si può arrivare sia da Alagna che da Gressoney. Quest’ anno (2011) a Gressoney stanno risistemando gli impianti di risalita, per cui si puo’ utilizzare un servizio jeep sostitutivo (25€ a/r) a cui aggiungere l’ultimo tratto di funivia (15€ mi pare). Appena usciti dalla stazione trovate di fronte a voi la Piramide Vincent e sulla destra la punta Giordani. Si sale tenendosi sulla destra del ghiacciaio. In ogni caso verificate le tracce e chiedete!

A metà salita spunta una formazione rocciosa chiamata “l’occhio”. Nella salita lo aggirerete sulla destra. La salita richiede 2 ore e mezza. Se avete un buon passo si riesce a fare anche in 2 ore. Dalla punta Giordani si può poi proseguire per la piramide Vincent, ma questo sarà un’altro post!.

Riporto una mappa della zona (attenzione è tracciato anche il percorso per la Capanna Margherita, non sbagliatevi!):

mappa - da punta Indren a punta Giordani

Eccomi in vetta dopo 2 ore e 10 minuti. La giornata era nuvolosa con vento forte (ci han detto che al Margherita soffiava a più di 100Km/h). La Giordani è comunque riparata e solo occasionalmente ci siamo presi qualche raffica (abbastanza forte da spostarmi!). Giunti in cima, il cielo si è aperto ed è comparso un bel sole. Segnalo che nell’ultimo tratto, ci si arrampica su delle roccette, ma non è nulla di preoccupante (lo si può vedere nella galleria di foto).

Atrezzatura: da alta montagna, con imbrago e corda. Per precauzione ci si può portare casco e picca, ma per una salita così semplice sono sufficienti i bastoncini.

Da Punta Giordani (4046m)

La galleria di foto su Google/Picasa

Punta Giordani (4046m)

Monte Cevedale – Zufallspitze – 3.769m

Si parte per il Cevedale. Ho preparato lo zaino da 70l con l’attrezzatura invernale: ramponi, picca ecc ecc. Nonostante abbia limato più volte la mia check list, resta sempre ben pesante. Ritrovo del CAI di Melegnano alle ore 5e30, partenza alle 6 di sabato. Arriviamo a S.Caterina Valfurva alle 10e30.
C’è molta strada da fare e la prima tappa sarebbe il rifugio albergo ghiacciaio dei Forni a 2178; sono 6 km di strada asfaltata.
Ci leviamo la fatica usufruendo di un servizio Jeep (Bettolina 0342.945490 339.8147008 – 7 euro andata e ritorno nel giorno successivo).
Alle 11e30 si inizia a salire. Si cammina per un’ora e mezza su una comoda sterrata che corre lungo la val Cedec. Dopo alcue decine di minuti, in fondo alla valle,  svetta il Gran Zebrù. Servono due ore per raggiungere il rifugio Pizzini a 2706m (gestori cordiali e premurosi). Il cielo si è coperto e si alza il vento; non forte, ma teso e fastidioso. Verso le due meno un quarto, rimetto lo zaino ed inizio a salire al rifugio Casati.

Arrivo al rifugio Pizzini

Il sentiero parte in piano ed attraversa un torrentello. Dopo circa 30 minuti si è alla base della ripida salita che porta al Casati: è il percorso estivo. Il sentiero sale zigzagando. A circa metà salita la traccia passa su alcuni nevai; c’è un passaggio abbastanza ripido, a gradoni, che sale per il nevaio. La salita prosegue per un sentiero ripido e tortuoso di sfasciumi e fango. Nell’ultimo tratto, la quota si fa sentire: calibrate bene i vostri passi, teneteli regolari e respirate bene. La cresta è a quota 3260m; si scorgono resti di filo spinato e casermette diroccate della Grande Guerra. Il rifugio Casati è in vista: sono le 16e30 ed il cielo è una cortina grigia.

Il rifugio Casati

Al Casati, non sono molto cortesi. Saranno state le 240 persone presenti, ma i gestori sembravano parecchio tesi. Arriva il solito mal di testa. Ci dormo sopra con un NeuroFen: non ha grande effetto. La notte a queste quote è sempre lunga e tormentata, anche se questa volta mi pare che sia più sopportabile. Alle 5e30 suona la sveglia. Qualcuno dice che stia piovendo e che ci sia nebbia. Mi preparo comunque. Si vorrebbe ritardare la partenza. Alla fine, le 12 cordate definite la sera prima, partono. Nessuno le rispetta ed io resto spaiato. Alberto mi attacca alla sua. Siamo in 4 e sono le 7 circa. Dopo dieci minuti i due elementi centrali scoppiano e li riportiamo al Casati. Ci dividiamo e divento capo-cordata. E’ tardi, sono le 8. Avanziamo nella nebbia, con passo veloce e regolare. Ho gli azimuth e la bussola, ma le tracce, sul ghiacciaio sono evidenti.

Alberto, in vetta, consulta la mappa

Anche Alberto procede spedito e i suoi compagni, nonostante il percorso non sia molto pendente, si arrendono e tornano al Casati. Ci riuniamo di nuovo: siamo in tre. Incrociamo diverse cordate che hanno abbandonato a causa delle condizioni avverse; ci dicono che in cresta il vento soffia a 15 nodi. Arriviamo in un’ora ai piedi del muro finale di circa 200 metri. Si sale tagliando verso destra. In certi punti la salita è abbastanza ripida. Altre cordate scendono e il nostro terzo uomo cede alla fatica e si aggancia ad una cordata in discesa. Io e Alberto procediamo. Siamo in cresta. Il vento a raffiche è fortissimo e si fatica a stare in piedi. Ci avviamo a destra, verso il Cevedale. Dopo qualche minuto scavalliamo la cresta. La incidiamo con le picche per ricordarci in che punto attraversarla. Arriviamo a delle roccette e si vedono delle tracce che scendono verso nord; sono le 9 e 30. Scendiamo anche noi tra qualche dubbio. In effetti abbiamo passato la vetta e siamo scesi verso il palon della mare. Torniamo sui nostri passi risalendo di almeno 70 metri.

Il cielo inizia ad aprirsi

Sono le 10 e il vento è sempre molto forte. Scendiamo verso il pianoro del ghiacciaio. Io ho le mani congelate e mi fanno un male cane: devo proprio cambiare i guanti!
Ci dirigiamo verso il rifugio Casati. A quota 3500 circa tagliamo il ghiacciaio tutto verso N/E dirigendoci verso delle roccette presso cui era situata una vecchia postazione d’artiglieria.
Non c’è la traccia e la apriamo noi. Esce il sole e l’aria si scalda. Arriviamo per le 10e30 e facciamo una pausa. Raggiungiamo il Casati alle 12 passando su alcuni crepacci.

La traccia verso la vecchia postazione d'artiglieria

Per la discesa al Pizzini optiamo per la via invernale, scivolando per nevai. Alle 13 siamo seduti al tavolo del rifugio con davanti vino e pizzoccheri.

Escursione alpinistica di semplice livello. Le condizioni meteo aumentano le difficoltà. Si tenga presente che sul Cevedale capita spesso di incontrare la nebbia e la quota è abbastanza elevata: non si sottovaluti l’allenamento necessario per affrontare la salita.

Il percorso invernale per il Casati

Azimuth e Mappa per il ghiacciaio

Mappa con tracciato

tratto quota-partenza dislivello azimuth azimuth-ritorno
AB 3269 21 135° 315°
BC 3290 50 120° 300°
CD 3340 35 148° 328°
DE 3375 35 140° 320°
EF 3410 40 153° 333°
FG 3450 25 165° 345°
GH 3475 265 149° 329°
HM 3740 29 63° 243°
3769 tot:500

La galleria di foto su Google

Monte Cevedale – Zufallspitze
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Climbing in Borgotaro

climbing in borgotaro - belforte

Sabato giornata di arrampicate a Belforte (Borgotaro – PR).
Nella valle del torrente Cogena, in mezzo a boschi e colline selvagge, spuntano blocchi e placche di roccia scura, metallica.
Non sono luoghi per arrampicatori. Non ci sono vie segnate, nè spit piantati.
Io e Marco abbiamo deciso di fare un po’ di pratica alpinistica, piazzando soste e rinvii.
Identificata una placca di discrete dimensioni abbiamo, innanzitutto, piazzato un anello da cui calare la corda da 70m.

L’anello di corda l’abbiamo assicurato ulteriormente con un nut ed un friend. La parete sottostante ha un altezza di quasi 20 m.

Vogliamo arrampicare in moulinette, vista la scarsità di fessure per piazzare i rinvii.

Proviamo a salire per alcune vie: le più intuitive. La roccia è sporca e si sfalda spesso. E’ necessario pulirla per non scivolare.
Anche la via più facile non presenta abbondanza di appigli ed appoggi.
Non c’è una via di mezzo: o troviamo salite ‘relativamente’ semplici, o estremamente difficili: roccia liscia e strapiombante.

Nella prima immagine ho segnato con dei numeri le vie provate.

La 1, la 3 e la 4 sono le più semplici come difficoltà. La 2 è lievemente più impegnativa.

La 5 è (per noi) impossibile: nessun appiglio in vista! roccia liscia e friabile. La 6 presenta un bel camino ma è necessario spostare l’anello sommitale (per evitare pericolosi pendolamenti in caso di caduta).
E’ comunque una bella esperienza per provare le tecniche di arrampicata sul campo, risolvere problemi tecnici e fare pratica con nodi e materiale.

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Breithorn Planning

20.01.2011 2 commenti

Breithorn

Sto pianificando un’escursione al Breithorn Occidentale. Come mi dicono al CAI, le escursioni partono sempre da casa. Quindi è bene inizare a preoccuparsi della faccenda con anticipo. Il periodo ideale è da giugno a settembre.

Il BREITHORN OCCIDENTALE (4165 m.)  è il punto culminante della catena del Breithorn. La cima è innevata.
E’ considerato uno dei «quattromila» più semplici delle Alpi e quindi è uno dei più frequentati. Breithorn significa “corno largo”. Usualmente quando ci si riferisce al Breithorn, si intende proprio quello occidentale.
Vorrei salire per la via normale: facile e frequentata. Ci sono anche altri itinerari molto belli come la cresta Nord (o Triftjigrat) e la traversata in cresta della catena (partendo dalla Roccia Nera), ma li tengo per delle prossime salite.

Salita per il versante Sud-Sud-Ovest (via normale)

Dalla “guida dei monti d’Italia – Monte Rosa – CAI TCI”: “L’itinerario si svolge su ghiacciai lievemente inclinati, con alcuni crepacci; solo il pendio terminale è abbastanza ripido: 35°. Normalmente esiste una traccia, dalla Testa Grigia e dal Piccolo Cervino (funivia), che si uniscono sul Plateau del Breithorn. Su questo pianoro, come sul Plateau Rosà, si incrociano sciovie e piste da sci. Sulla vetta, attenzione a eventuali cornici protese verso N. Dislivello, dal Rif. del Teòdulo: 850m. Difficoltà: F.
Dal rif. del Teòdulo 3317 m (v. I), oppure dalla Testa Grigia 3480 m (funivia da Cervinia, rif. Guide del Cervino), si segue per il Colle del Breithorn fin sul Plateau del Breíthorn, il vasto pianoro sul quale si trova il Colle del, Breithorn, 3831 m (dai due rifugi rispettiv. ore 2.10, ore 1,30). Da questo pianoro, raggiungibile con altri itinerari del N. 8, si piega verso N e, oltrepassata la crepaccia terminale, si supera sulla sinistra il nevoso pendio meridionale del Breithorn. Da ultimo per la cresta O si arriva in cima (ore 0.45-1; ore 3-3.30 dal rif. del Teòdulo, ore 2.45-3 dalla Testa Grigia, ore 1.30 dal Piccolo Cervino, ore 2.30-3 dal rif. Guide Ayas, ore 4.30 dal rif. Mezzalama; in discesa, ore 1.30 alla Testa Grigia).
NOTA. – Il pendio meridionale si può superare facilmente in ogni punto.”

[Continua...]

Mappa con ipotetico itinerario

 

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Gassa d’amante

E’ un nodo che si usa per legare la corda all’imbrago. E’ analogo all’8. Si slega facilmente anche se viene stretto molto (a seguito di cadute). E’ rapido da eseguire. Si puo’ usare anche per trainare una macchina in panne!

Ecco la sequenza:

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Verso il Cervino

08.09.2010 2 commenti
verso il Cervino

verso il Cervino

Ho fatto il primo passo verso il Cervino… anzi 2!

Corso di arrampicata (appena iscritto) + scarpette da arrampicata.

Tempo limite: 3 anni. Dovrebbero essere sufficienti.

Conto di passare anche per pizzo Badile.

Le scarpette sono di 1 numero e mezzo in meno. Sono strettissime. Me le tengo qualche ora al giorno per abituarmi.

Una volta che si è partiti, poi è difficile fermarsi, se si fa quello che si vuole veramente.

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Capanna Margherita (4554m)!

08.09.2010 3 commenti

Alla fine, anche se la sera prima la macchina mi ha lasciato a piedi, ci sono riuscito!

La capanna margherita!

La capanna margherita!

Eccomi alla capanna Margherita, la mattina del 9 agosto, ore 9 e 10. Non è difficile: è una passeggiata ad alta quota. Manca un po’ d’aria, ma è fattibilissimo e bellissimo. Siamo partiti alle 5 dal rifugio Mantova. La temperatura era abbastanza rigida, ma la giornata eccezionale: neppure una nuvoletta.

La capanna Margherita si avvicina

La capanna Margherita si avvicina

Il percorso presenta solo 2 strappetti un poco più pendenti. Uno è proprio alla fina, quando ormai si è arrivati e la capanna fa capolino dall’alto.

Sul ghiacciaio

Sul ghiacciaio

Il panorama è incredibile e le cordate sembrano composte da formichine. Il panorama è indimenticabile.

Il Cervino

Il Cervino

Da lontano appare il Cervino: il prossimo obiettivo. Com’è bello. Fa quasi paura.

Crepacci

Crepacci

La galleria completa!

Capanna Margherita 09-08-2010

Ho aggiunto anche un post con la mappa e gli azimuth.

Nel caso vi interessasse contattare una guida, vi consiglio Davide Broggi. Bravissimo e disponibile!

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Salita al Mont Gelè (3519m)

mappa mont gelé

mappa mont gelé

Si può salire al Mont Gelè in due giornate: la prima è necessaria per salire al rifugio Crete Seche (2410 m) e la seconda per raggiungere la cima (3519 m) attraversando il il ghiacciaio che è considerato semplice in quanto poco o per nulla crepacciato.
Si arriva in auto a Dzovenno; sulla destra della strada, vicino al campeggio comunale c’è un parcheggio in cui lasciare l’auto. Il sentiero per salire al rifugio inizia poco prima del parcheggio, alla sinistra della strada (ovviamente).
Si sale zigzagando nel bosco fino a raggiungere il rifugio. Esiste una scorciatoia che permette di evitare un lungo (ma piacevole) tratto di sentiero. Personalmente credo che non valga la pena di ammazzarsi sulla ripida scorciatoia: avete fretta?

Sulla destra del rifugio parte un sentierino che in meno di mezz’ora porta in una valletta laterale. Lì c’è un nevaio dove con il CAI è stato possibile fare un po’ di lezione teorico pratica sulla progressione in ghiacciaio e anche una prova di caduta.

il nevaio

il nevaio

La seconda giornata inizia alle 5. Probabilmente non sarebbe stata una pessima idea partire anche un po’ prima, soprattutto se le giornate sono calde. Colazione e preparativi richiedono un’ora. Alle 6 si cammina salendo per la traccia che dalla sinistra del rifugio sale nella valle retrostante. Si passa sotto il bivacco Spataro (2600 m), già visibile dal rifugio.

bivacco Spataro

bivacco Spataro

Lasciato alle spalle in bivacco si arriva in una vasta valle ad U, al cui centro scorre un fresco torrente.

la valletta dietro al bivacco

la valletta dietro al bivacco

Tenendo la destra del torrente si raggiunge il fondo valle dove si trova la prima neve. Ottimo posto per mettere i ramponi.

Dal fondo della valle si prende a sinistra, salendo per uno stretto e pendente vallone (max 45°). Nel tratto più ripido conviene salire a zig-zag.

Il primo canalino

Il primo canalino

Si raggiunge un’altra vallata interamente ricoperta di neve e ghiaccio. Siamo già sul ghiacciaio. Col mio gruppo osserviamo le tracce lasciate da chi è passato prima di noi. Una costeggia la valle sulla destra e l’altra l’attraversa centralmente. Prendiamo la seconda e arriviamo ad un secondo ‘muretto’ che in mezz’ora porta al colle del Mont Gelè.

Salita al colle del Gelè

Salita al colle del Gelè

In cima al colle, mentre si riposa un po’, si può ammirare in monte Bianco e la cima del Mont Gelè.

Una traccia in apparenza poco pendente sale verso la cima.

In vista della cima

In vista della cima

L’ultimo tratto di 150/200 m di dislivello è abbastanza ripido (> 45°), ma ormai si è arrivati. In poche decine di minuti si raggiunge la vetta da cui non si può non notare il Cervino (oltre al Grand Combine, Il Bianco, il Gran Paradiso, il Monte Rosa…). Il panorama è meraviglioso.

La vetta

La vetta

Il Cervino alle spalle

Il Cervino alle spalle

Il grand Combine dalla vetta

Il grand Combine dalla vetta

La salita, in condizioni normali e senza fretta richiede 4 ore e mezza.

La discesa dalla cima

La discesa dalla cima

Per scendere serve un po’ meno tempo, anche se noi abbiamo fatto parecchie soste per fare delle foto ed ammirare il panorama.

Panoramica ghiacciaio

Panoramica ghiacciaio

dopo il colle del Gelè

dopo il colle del Gelè

relax in riva al torrente

relax in riva al torrente

AZIMUTH

da rifugio Crete Seche a Biv.Spataro: 328W fino a quota 2550 – tempo 20′ – ritorno: 148E

da Biv.Spataro ai piedi primo muro: 332W fino a 2750m – tempo 1h – ritorno: 152E

da fondo vallone a Colle del Gelè: 284W fino a 3225m – tempi: 20′ + 1,5h sul muro + 50′ – ritorno: 104E

dal colle alla vetta: 326W fino a 3519m – 40′ + 30′ ultimo muro – ritorno: 146E

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