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Lean Startup 2/10 – Il questionario sul problema

AeolianNelle scorse settimane abbiamo tenuto una serie di colloqui informali e non con possibili clienti. Abbiamo seguito un questionario. Per aumentare il numero di dati raccolti abbiamo preparato una survey. Tra un’impegno e l’altro siamo riusciti a lanciarlo solo l’altro ieri. Sulla base delle informazioni raccolte abbiamo già modificato alcune ipotesi riguardanti la soluzione e stiamo per toenare ‘out of the buildings’ con domande ed interviste riguardanti una possibile soluzione.

La survey sul problema è ancora attiva e se qualcuno volesse regalarmi 5 minuti di tempo, gliene sarei vermente grato!

Lean StartUp 1/10 – Primi risultati delle interviste

07.01.2011 1 commento

Questionari...

Durante queste settimane natalizie non sono rimasto inattivo. Armato di questionario ho cercato di intervistare alcuni possibili ‘clienti/utenti’. Il fine era quello di verificare l’esistenza del problema.

Anche se ho già iniziato a mettere in piedi una splash-page per aeolian, con mailing-list e blog, in realtà non ho ancora definito il rpodotto. Mi tengo sul vago, perchè vorrei capire bene che problemi ci sono, quanto sono sentiti e che gravità hanno. Infatti se visitate la splash-page capirete ben poco di quello che ho in mente. E’ mia intenzione modificare il sito, rendendolo più specifico, nelle prossime settimane.

Il questionario

Sono 3 gli aspetti che ho ‘testato’:

1. I DEVICES – verificare se è vero che molti hanno informazioni e dati sparsi su n dispositivi (cellulari, dischi, pc, fotocamere ecc ecc);

2. INFO FLOOD – fare ordine richiede tempo e fatica; più il tempo passa e più il problema si aggrava perchè aumenta il numero e il volume delle informazioni ricevute e create;

3. UI – gli strumenti per interagire con i dati e le informazioni sono poco adatti allo scopo. Ci portiamo dietro il concetto di ‘file & folder’ da almeno 50/60 anni. Questi ‘sistemi’ ci portano a confondere l’hardware con le nostre informazioni.

I risultati

Ho parlato con 14 persone. Ho raccolto dati in modo ‘formale’ solo per 9 intervistati; con gli altri 5 ho parlato approfonditamente dei problemi, ma senza formalizzare. Ho quindi raccolto una serie di dati che vi riassumo.

L’età media degli intervistati è di 35 anni, di cui il 56% di sesso maschile e il 44% femminile. Abitano principalmente nell’hinterland di una grande città, in cui lavorano.

Queste persone possggono mediamente questi dispositivi (nel numero indicato):

pc 2
cellulare 1
smartphone 0
fotocamera 1
lettore mp3 1
videocamera 0
hd esterno 1
usb-key 4
Game console 1

Nonostante il gran ‘chiasso’ che si fa attorno agli smartphone, ben pochi ne hanno uno.

L’89% sa cosa sia un backup e ne fa abbastanza regolarmente.

L’interesse dominante è la fotografia. Tutti gli intervistati scattano foto digitali che poi gesticono con un pc (100%); solo il 33% utilizza anche dei social network per i suoi interessi. I social network più utilizzati sono: Facebook (100%), Linkedin (33%) e Flickr (22%). Il livello di dimestichezza nell’uso del pc (da 1 a 5) è pari a 4, 4 anche per l’uso di internet e 3 per l’uso dei social network.

Tutti sentono come gravi i primi due problemi. Ben pochi ‘sentono’ il terzo problema. I problemi sono stati classificati importanza:

1- DEVICES

2 – INFO FLOOD

3 – UI

Attualmente fanno fronte ai primi due problemi intervenendo ‘a mano’: spostando dati con chiavette o altri supporti. Duplicando e copiando le informazioni. Qualcuno ha riportato l’esistenza di software per la sincronizzazione dei dispositivi e dei dati, ma nessuno ne fa uso.

E’ emerso anche il problema della sicurezza dei dati e della poca fiducia verso uno storage on-line (chi lo gestisce? con che garanzie? che livello di sicurezza e privacy?)

Mi hanno segnalato che sarebbe bello avere uno standard di comunicazione per tutti i dispositivi.

Riguardo al problema delle interfacce di gestione (UI), alcuni segnalano una scarsa usabilità dei software.

 

Lean StartUp 1/10 – Questionari

Questionari...

E’ molto difficile applicare il “get out of the building” decantato da Steve Blank.
Comunque, a fronte di una 20 di inviti diretti, sono riuscito, ad oggi ad effettuare 6 interviste. Ne ho in calendario altre 4 nei prossimi giorni. Inizialmente ho provato anche l’approccio con persone sconosciute. In stazione, tornando a casa, ho osservato le persone e cercato di farmi un’idea di chi fossero dall’abbigliamento, dalle letture, dal modello di cellulare ecc ecc. Questo per cercare di stare nel target che mi sono imposto.
In questo caso: 5 approcci 4 no e 1 intervista interrotta (la persona doveva scendere dal treno).
Muovendosi in questo modo è molto molto più dispendioso: la gente è diffidente. Temono imbrogli o qualche tranello. Viviamo in tempi ‘cupi’ per i rapporti sociali!

Ho tentato anche con un appello su facebook (un post alla cerchia dei conoscenti): 1 solo feedback ad oggi!
Credo che passi un po’ come se fosse una pubblicità… Seth Godin lo definirebbe “interruption marketing”. In tal caso vorrei provare ad abbellire l’annuncio per far si che attiri di più l’occhio, probabilmente è passato inosservato. Potrei migliorarne anche la frequenza. Per ora l’ho scritto una volta sola… non volevo essere fastidioso. Lo ripostero’, ma senza esgerare e a diversi orari del giorno. Questo è interruption marketing, ma è il primo step per iniziare con il permission marketing.

Infine email e sms a gruppi di conoscenti/amici. Disastroso pure qui. Sarà il natale alle porte?
Su questo punto mi sono ‘personalmente’ messo in discussione…

I miei prossimi passi…

1. se costa poco: provare ad inviare ai miei contatti poco recettivi un survey. So che non è indicato ecc ecc, ma ho delinetao abbastanza bene il problema e ne approfitto per fare un affinamento dei risultati. Contando sul fatto che magari così ruboi ancora meno tempo alle persone. Provare costa poco, no?

2. Iniziare a popolare il blog di Aeolian creato ieri (riguarda il problema all’origine di aeolian). Raggiungibile anche dalla rinnovata splash page di aeolian. Magari pubblicizzare il survey sul blog.

3. rivedere il business model (ridisegnando il canvas).

4. Iniziare a pensare a qualche aspetto tecnico della soluzione?

Categories: aeolian, business Etichette: , ,

Lean StartUp 1/10 – Ricerche di Mercato

14.12.2010 7 commenti

Uscire dagli uffici!

Come verificare le mie ipotesi sul problema? cosa vuol dire uscire dagli uffici?

E’ una cosa che ho già fatto alcuni mesi fa per verificare l’interesse verso un sito di annunci per badanti/colf. E’ necessario definire un questionario e quindi prendere tutto il coraggio ed uscire per fermare delle persone. Nel caso delle badanti/colf è stato abbastanza difficile. Il target era costituito da donne straniere, che nella maggior parte dei casi erano anche senza permesso di soggiorno. Erano molto diffidenti nei nostri confronti ed avvicinarle era abbastanza sconfortante. Ci presentavamo come studenti universitari. Abbiamo curato anche l’abbigliamento, cercando di essere quasi invisibili. In media riuscivamo ad intervistarne 1 su 10.

Ora mi prefiggo di fare una cosa simile ma di utilizzare internet. Ho individuato una serie di possibilità. Credo che userò PollDaddy o LimeSurvey se non richiede troppo lavoro.

Il questionario

E’ una sequenza di domande che possono essere chiuse o aperte. Quelle chiuse sono più semplici da trattare perchè non necessitano di successive interpretazioni. Le domande vanno codificate per poter raccogliere meglio i risultati. E’ importante il linguaggio: in ogni caso deve essere semplicissimo, anche se il vostro target è ‘istruito’. Le frasi poi devono essere semplici e comprensibili. E’ sempre necessario provare il tutto prima di partire. La classica prova è quella del portinaio. E’ bene anche che non sia troppo noioso e se possibile ‘create una storia’, cioè dategli una logica, un filo. Ci sono poi domande critiche ed altre considerate leggere o d’approccio. Le prime vanno messe sempre verso la fine per evitare una fine prematura della sessione o il nascere di tensioni. Le seconde – a cui appartengono anche le domande personali – si usano per rompere il ghiaccio e per chiudere in leggerezza. Si curi anche la sequenza: ci sono domande che se accostate, possono creare polarizzazione delle successive risposte (in entrambii versi). Esempio chiedere se una persona è cattolica e quindi chiedere se è favorevole all’aborto. Sicuramente la seconda domanda risentirà della prima risposta. Le domande devono essere il più possibile neutre, non devono suggerire le risposte che vorremmo sentirci dire. Per esempio: chiedere “cosa ne pensa del problema x” è diverso che chiedere “alcuni pensano riguardo a x che … Lei cosa ne pensa?”. Anche chi intervista dovrebbe essere neutrale e non appoggiare o dimostrarsi ostile verso le opinioni espresse. A volte basta poco! Il linguaggio del corpo è difficile da controllare!

In breve:

  1. siate brevi e concisi sia sulle domande che nel loro numero
  2. le domande non devono influenzare le risposte – neutralità!
  3. le risposte si devono poter registrare in modo semplice, rapido ed univoco
  4. la trama: passare da argomenti generali a quelli più particolari e chiudere in scioltezza e relax (struttura a doppio imbuto)
  5. il questionario deve essere scorrevole e piacevole
  6. verificare sempre il questionario prima dell’uso (test del portinaio)

Alcuni di questi accorgimenti sono specifici per questionari eseguiti di persona. La categoria dei questionari on-line si considera una via di mezzo tra quelli ‘postali’ e quelli “personali”.

Riporto qui il questionario realizzato l’anno scorso.

Segnalo un libro sull’argomento (per neofiti come me): “La guida del sole 24 ore alle Ricerche di Mercato” – Alessandro Amadori e Letizia Leprini

Più i giorni passano e più mi rendo conto che ho una montagna di cose da fare! Mamma che fatica! E’ così anche per voi? Altro che 10 settimane mi servono!

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