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Mio nonno materno era panettiere. Giulio, sposato con Giulia(!) in quel di Gornate Olona. La panetteria affacciava sulla piazza del paese. Occupava l’angolo di un palazzo. Venduta anni fà, ora è stata trasformata in trattoria.

Mi raccontava mia nonna Giulia che in tempo di guerra mio nonno partiva in bicicletta per andare a Saronno a comprare la farina. Mi immagino che avventura e che fatica. Da gornate si esce per una lunga salita che dalla valle dell’olona porta su verso Tradate. Poi da li una lunga pedalata di una ventina di chilometri fino a Saronno. L’ho fatta anch’io, in bici, parecchie volte per andare a trovare mia nonna; ma in tempo di guerra la strada non era certo asfaltata e mio nonno non aveva una bici da corsa. Immagino una pesante bici in ferro con freni a bacchetta, magari con portapachhi incluso, il tutto per qualche decina di chili. Aggiungeteci poi i sacchi di farina! E magari avete pure appena fatto la notte per panificare al mattino. Mi pare di vedere mio mio nonno che pedala lento e tranquillo sulla statale varesina piena di buche e sassi. Arrivato a Mozzate si ferma un poco all’ombra di quegli enormi olmi che fiancheggiano la strada per godere di un po’ d’ombra e magari arrotolarsi una sigaretta.

Nel dopoguerra acquistò una topolino che usava per consegnare il pane (credo). Aveva le frecce ‘meccaniche’ che sporgevano di lato per indicare la direzione di svolta. Il più delle volte se le scordava ‘fuori’ e le rompeva.

Me lo ricordo quando a negozio venduto e ormai in pensione, lo andavamo a trovare e lui era li ad attenderci sotto il portico, fumando una nazionale senza filtro o recuperando il tabacco delle cicche riavvolgendolo con una cartina… per risparmiare. Maledette sigarette che se lo portarono via!

Aveva un asina ed un porcello che teneva in un rustico vicino al forno. Non mi ricordo ne dell’una ne’ dell’altro. Forse neppure c’ero.

Quando ero piccolo, mio padre partiva per i suoi viaggi d’affari e mia madre si trasferiva al forno. Io mi divertivo parecchio in quel mondo pieno di cose curiose e scandito da ritmi inusuali. C’erano strane macchine con delel braccia meccaniche per impastare e poi i forni bassi e larghi per cuocere il pane. Mi ricordo di farina, formine per panini. La tazzona di mio nonno con il caffè freddo avanzato dalle moke. Aveva poi il vizio di mettere il fazzoletto ad asciugare vicino al caldo del forno e quando arrivava qualche controllo mia nonna correva a raccattare fazzoletti, tazzona e ciabatte abbandonate in giro.

Ricordo le sue forme di pane giallo. Mai più assaggiato un pane così buono; e neppure mai più trovato. Il venerdì mattina poi, mia nonna preparava il merluzzo fritto da vendere in negozio ed anche quello era strepitoso (ed io avevo 3 o 4 anni)!

Il negozio annesso al panificio aveva dei salumi troppo buoni. Il momento più bello era quando si finiva un cosciotto di prosciutto crudo e allora mia nonna rifilava l’osso staccando dei pezzettoni di prosciutto che mi infilavo subito in bocca. Che buono!

Comunque qualcosa del forno mi è rimasto

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