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La device transparency

Mi trovo tra le mani una manciata di dispositivi elettronici. Li ho allineati tutti qui, sulla scrivania. Ce ne sono di tutti i tipi: 2 cellulari GSM, uno smartphone con Android, una macchina fotografica, una montagnetta di chiavette USB e 3 HD esterni, due Laptop, un netbook (da cui scrivo), alcune pile di CD e DVD di backup. Cosa posso dire di questa montagna di elettronica? I miei dati, le mie informazioni, i miei file e documenti sono sparpagliati tra tutti loro. Duplicati, replicati ed inconsistenti.

Cosa vorrei?

Non sono proprio soddisfatto di questa situazione. Vorrei un mondo perfetto in cui i device siano ‘periferiche’ più o meno specializzate, ma che tutte insieme, creino un insieme (la piattaforma hardware) su cui ‘gira’ il mio mondo. Il mio mondo non dipende dall’hardware. Non dipende dal sistema operativo. Se ho un’indirizzo su un cellulare, perchè non posso vederlo da ogni altro elemento della mia comunità di dispositivi? Non voglio sapere nulla dell’hardware.

Vista unica sulla mia comunità di dispositivi.

Vorrei avere una sola vista sul mio mondo di dati e che non dipenda da dove sono i dati stessi.

Vorrei vedere le informazioni in un modo più consono agli esseri umani che alle macchine. Perchè usare file e cartelle: concetti che hanno una sessantina d’anni? Esistono altri modi per accedere alle informazioni? Si, esistono! e sono più biologici e meno meccanici.

Gestire il caos mutevole e crescente

Come gestisco questo mutevole e crescente caos oggi? A mano. Copio e muovo file, confronto date e dimensioni dei file. Porto avanti delle campagne personali per l’ordinamento dei file che non sempre so mantenere. Cerco di utilizzare nomi significativi, magari che includano date ‘ordinabili’ (es. 20101220-filex.odt) oppure un numero sequenziale (filex-001.odt), o combinazioni delle due soluzioni. Cerco di ordinare e catalogare file per cartelle e sottocartelle, ma vado spesso incontro a dilemmi del tipo: questo file lo metto nella cartella X o nella Y? andrebbe in entrambe… lo duplico?

Esistono anche dei tool per i casi estremi. Fanno il confronto tra cartelle e file (tipo Meld o anche rsynch). Ma non mi aiutano molto.

Perchè duplico e ridondo? Duplico per avere la “disponibilità uniforme”: un file disponibile in più posti. E’ vero che oggi strumenti come Box o shareBox aiutano moltissimo. Duplico anche per sentirmi sicuro: se mi si rompe l’HD da 1Tb? piango per una settimana? Anche i DVD dopo un po’ rischiano di non essere più leggibili…

Topologie

Che sistema mi permetterebbe di raggiungere il risultato prefissato? Faccio alcune ipotesi, neppure troppo ‘ragionate’. Più che altro perchè se lo scrivo mi ricordo. Considero degli insiemi di dispositivi. Alcuni ‘attivi’, cioè dotati di capacità elaborative e memoria, altri ‘passivi’ (penso a chiavette usb, HD esterni…).

Peer to Peer

Ho dei dispositivi attivi, capaci di elaborare e dotati di memoria. Potrei metterci un motore (E = engine) che si preoccupi di collegare il dispositivo ad una rete di suo pari. Mi tornano in bocca vecchi sapori: JINI, Ethnos (a cui ho lavorato ai tempi di Rullit/Robocup99)…

Peer to Peer

Gli agenti comunicano e scambiano dati, permettendo di vedere “tutto, ovunque”. In realtà potrei vedere tutto, ovunque, ma non usufruirne in egual modo. Certe informazioni avrebbero qualche problema ad essere elaborate su un dispositivo minimo come un cellulare di vecchio tipo. Tra i dispositivi potrei includere anche una web-app, con il suo agente, che renda disponibile il mio mondo ovunque.

Web Centric

La web-app prende importanza e gestisce lei gli agenti sui dispositivi. Ho meno carico sugli agenti. I metadati sono mantenuti centralmente. Gli agenti sanno che cosa possono far scaricare sul loro dispositivo.

WebApp centered

Master Agent

Se avessi un dispositivo potente e capiente (un pc o un laptop), potrei considerare l’ipotesi di avere un agente ‘master’ all’opera su questo dispositivo privilegiato. Anche qui potrei avere una web-app con il suo agente; la web-app farebbe riferimento all’agente master.

Master Agent

In uno scambio di vedute via mail con Matteo Collina, Matteo mi ha segnalato le sue perplessità sui metadati. Discutevamo di un articolo del MIT sulla Device Transparency. Matteo, dice:

“…la gestione dei metadati rappresentanti l’insieme dei documenti, che per il volume che hanno ora sono ingestibili dalla maggior parte dei dispositivi. Avere un database da 700 mega su smartphone o simile è (quasi) pura follia.”

Gli do ragione. Questo è uno dei problemi da risolvere.

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