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Si parte per il Cevedale. Ho preparato lo zaino da 70l con l’attrezzatura invernale: ramponi, picca ecc ecc. Nonostante abbia limato più volte la mia check list, resta sempre ben pesante. Ritrovo del CAI di Melegnano alle ore 5e30, partenza alle 6 di sabato. Arriviamo a S.Caterina Valfurva alle 10e30.
C’è molta strada da fare e la prima tappa sarebbe il rifugio albergo ghiacciaio dei Forni a 2178; sono 6 km di strada asfaltata.
Ci leviamo la fatica usufruendo di un servizio Jeep (Bettolina 0342.945490 339.8147008 – 7 euro andata e ritorno nel giorno successivo).
Alle 11e30 si inizia a salire. Si cammina per un’ora e mezza su una comoda sterrata che corre lungo la val Cedec. Dopo alcue decine di minuti, in fondo alla valle,  svetta il Gran Zebrù. Servono due ore per raggiungere il rifugio Pizzini a 2706m (gestori cordiali e premurosi). Il cielo si è coperto e si alza il vento; non forte, ma teso e fastidioso. Verso le due meno un quarto, rimetto lo zaino ed inizio a salire al rifugio Casati.

Arrivo al rifugio Pizzini

Il sentiero parte in piano ed attraversa un torrentello. Dopo circa 30 minuti si è alla base della ripida salita che porta al Casati: è il percorso estivo. Il sentiero sale zigzagando. A circa metà salita la traccia passa su alcuni nevai; c’è un passaggio abbastanza ripido, a gradoni, che sale per il nevaio. La salita prosegue per un sentiero ripido e tortuoso di sfasciumi e fango. Nell’ultimo tratto, la quota si fa sentire: calibrate bene i vostri passi, teneteli regolari e respirate bene. La cresta è a quota 3260m; si scorgono resti di filo spinato e casermette diroccate della Grande Guerra. Il rifugio Casati è in vista: sono le 16e30 ed il cielo è una cortina grigia.

Il rifugio Casati

Al Casati, non sono molto cortesi. Saranno state le 240 persone presenti, ma i gestori sembravano parecchio tesi. Arriva il solito mal di testa. Ci dormo sopra con un NeuroFen: non ha grande effetto. La notte a queste quote è sempre lunga e tormentata, anche se questa volta mi pare che sia più sopportabile. Alle 5e30 suona la sveglia. Qualcuno dice che stia piovendo e che ci sia nebbia. Mi preparo comunque. Si vorrebbe ritardare la partenza. Alla fine, le 12 cordate definite la sera prima, partono. Nessuno le rispetta ed io resto spaiato. Alberto mi attacca alla sua. Siamo in 4 e sono le 7 circa. Dopo dieci minuti i due elementi centrali scoppiano e li riportiamo al Casati. Ci dividiamo e divento capo-cordata. E’ tardi, sono le 8. Avanziamo nella nebbia, con passo veloce e regolare. Ho gli azimuth e la bussola, ma le tracce, sul ghiacciaio sono evidenti.

Alberto, in vetta, consulta la mappa

Anche Alberto procede spedito e i suoi compagni, nonostante il percorso non sia molto pendente, si arrendono e tornano al Casati. Ci riuniamo di nuovo: siamo in tre. Incrociamo diverse cordate che hanno abbandonato a causa delle condizioni avverse; ci dicono che in cresta il vento soffia a 15 nodi. Arriviamo in un’ora ai piedi del muro finale di circa 200 metri. Si sale tagliando verso destra. In certi punti la salita è abbastanza ripida. Altre cordate scendono e il nostro terzo uomo cede alla fatica e si aggancia ad una cordata in discesa. Io e Alberto procediamo. Siamo in cresta. Il vento a raffiche è fortissimo e si fatica a stare in piedi. Ci avviamo a destra, verso il Cevedale. Dopo qualche minuto scavalliamo la cresta. La incidiamo con le picche per ricordarci in che punto attraversarla. Arriviamo a delle roccette e si vedono delle tracce che scendono verso nord; sono le 9 e 30. Scendiamo anche noi tra qualche dubbio. In effetti abbiamo passato la vetta e siamo scesi verso il palon della mare. Torniamo sui nostri passi risalendo di almeno 70 metri.

Il cielo inizia ad aprirsi

Sono le 10 e il vento è sempre molto forte. Scendiamo verso il pianoro del ghiacciaio. Io ho le mani congelate e mi fanno un male cane: devo proprio cambiare i guanti!
Ci dirigiamo verso il rifugio Casati. A quota 3500 circa tagliamo il ghiacciaio tutto verso N/E dirigendoci verso delle roccette presso cui era situata una vecchia postazione d’artiglieria.
Non c’è la traccia e la apriamo noi. Esce il sole e l’aria si scalda. Arriviamo per le 10e30 e facciamo una pausa. Raggiungiamo il Casati alle 12 passando su alcuni crepacci.

La traccia verso la vecchia postazione d'artiglieria

Per la discesa al Pizzini optiamo per la via invernale, scivolando per nevai. Alle 13 siamo seduti al tavolo del rifugio con davanti vino e pizzoccheri.

Escursione alpinistica di semplice livello. Le condizioni meteo aumentano le difficoltà. Si tenga presente che sul Cevedale capita spesso di incontrare la nebbia e la quota è abbastanza elevata: non si sottovaluti l’allenamento necessario per affrontare la salita.

Il percorso invernale per il Casati

Azimuth e Mappa per il ghiacciaio

Mappa con tracciato

tratto quota-partenza dislivello azimuth azimuth-ritorno
AB 3269 21 135° 315°
BC 3290 50 120° 300°
CD 3340 35 148° 328°
DE 3375 35 140° 320°
EF 3410 40 153° 333°
FG 3450 25 165° 345°
GH 3475 265 149° 329°
HM 3740 29 63° 243°
3769 tot:500

La galleria di foto su Google

Monte Cevedale – Zufallspitze

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