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Frankenstein Garage nasce dalla volontà di un piccolo team di esperti IT di creare un attività nuova oltre al propro lavoro informatico.
E’ un esperimento di bootstrapping, perchè non vogliamo impegnare e rischiare troppe risorse personali. Si può fare e ci stiamo provando.

Le Origini
Le nostre competenze tecniche non erano sufficienti a dar vita ad un business. Nessuno di noi ha un MBA, ma la cosa non ci ha scoraggiato. Abbiamo iniziato a studiare, cercando i libri che ci sembravano di volta in volta più utili per acquisire le conoscenze necessarie: finanza, marketing, business, innovazione.
Per fare la ‘nostra cosa’ non ci servivano titoli, ma conoscenze reali e pratiche.
La natura tecnica ci ha aiutato a trovare un’approccio pratico al problema.

Frankenstein Garage
Il progetto cui stiamo lavorando vorrebbe diventare il primo FabLab di Milano. FabLab sta per Fabrication Laboratory (ma anche per Faboulous Lab), ed è un luogo dove le persone possono costruire (quasi) qualsiasi cosa. Il primo FabLab nasce al MIT di Boston per un corso tenuto da Neil Gershenfeld. Il laboratorio dispone di strumenti per la fabbricazione digitale come stampanti 3D e macchine a controllo numerico. Dai disegni CAD inviati alle macchine, magicamente, fuoriescono degli oggetti reali.

Impieghiamo materiale di recupero (elettronici, elettrici e meccanici) per sviluppare prototipi a basso costo e migliorare la nostra inmpronta ecologica. La nostra esperienza nel mondo IT ci ha insegnato che l’approccio agile è applicabile in molte altre sotuazioni diverse dal software: è per questo che la fase iniziale dei nostri prototipi coinvolge pesantemente l’utilizzo di mattoncini LEGO.

Per sostenere le nostre attività abbiamo sviluppato un MEVO (Minimum Economically Viable Offer): AbNormal, una piccola scheda a micro-controllore che saremo pronti a vendere nel giro di pochi giorni.

 Come ci ha aiutato PMBA (Personal MBA)

Pochi mesi un fa  Twit ci ha svelato l’esistenza di una lista di 100 libri di business ‘fondamentali’. La lista è mantenuta da Josh Kaufman, che come noi ha si è dato da fare per auto-istruirsi al business (raggiungendo e superando un classico MBA). Ha riassunto il suo lavoro in libro in cui sono riassunti i concetti chiave. Il libro non esonera dalla lettura dei 100 libri. E’ una quick reference, molto utile per ricordare rapidamente i concetti fondamentali. Non abbiamo potuto resistere dal procurarcelo! Lo abbiamo competato con delle mappe mentali e lo usiamo molto operativamente. E’ una sorta di “manuale dell’ingegnere” per il business.

Le mappe mentali che abbiamo creato aiutano ad ottenere risultati più rapidi. Si possono controllare molteplici aspetti in un solo colpo d’occhio. Questo ci ha aiutato a sviluppare concetti chiari e perfezionare le nostre proposte in un Business Plan accettabile.

Il risultato del lavoro svolto è stato concreto: abbiamo anche vinto due premi solo poche settimane dopo aver iniziato questo progetto: “Dall’Idea all’Impresa” e “Diamo Casa a 10 idee creative”. Poi, si sa, gli esami non sono mai il punto di arrivo, ma di partenza: ci aspetta ancora tantissimo lavoro e innumerevoli prove!

3 thoughts on “100 libri e L’esperienza di Frankenstein Garage

  1. Pingback: Creare Valore – mappa mentale di PMBA « Zmaker's Weblog

  2. Molto, molto interessante e corro a prenderne subito alcuni.
    Noto però che nella lista di Kaufman manca Kotler. È un pilastro portante e vivente del marketing, disciplina di cui tutti vogliono parlare senza prima conoscere ed esperire.

    “Over the past 60 years, marketing has moved from being product-centric (Marketing 1.0) to being consumer-centric (Marketing 2.0). Today we see marketing as transforming once again in response to the new dynamics in the environment. We see companies expanding their focus from products to consumers to humankind issues. Marketing 3.0 is the stage when companies shift from consumer-centricity to human-centricity and where profitability is balanced with corporate responsibility.”
    ― Phillip Kotler

  3. Non so se la mancanza di Kotler sia voluta o l’abbia lasciato da parte appunto perchè ‘fondamentale’. Comunque ogni startupparo dovrebbe leggersi anche kotler. Io alcuni anni fa mi sono letto da cima a fondo alcuni suoi libri ed è stato veramente molto utile.

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