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ScannedImage-26Era il 1941, dicembre. Tra la neve e la guerra, in una casetta al limite del bosco, nacque un bimbetto di nome Giuseppe.
Le bombe cadevano sulla vicina ferrovia e spesso nella notte ti capitavano in casa soldati stanchi e spazientiti.
Tra cani, pecore e camion carichi di legna, quel piccolo bambino si appassiono di macchine, aerei e motori.
Un giorno si iscrisse alla classe “M”. “Siete in tanti!” esclamò sua madre.
Ma la “M” stava per meccanica: la scuola a cui si era iscritto con tante speranze.
Erano gli anni del boom, gli anni ’60, Giuseppe iniziò a disegnare al tecnigrafo per una piccola società che produceva casseforme (“stampi” per cemento armato) per grandi opere civili. Si vede che era bravo perché pian piano si fece notare e presto abbandonò il tecnigrafo ed acquisì maggori responsabilità.
L’ Italia cresceva e gli affari andavano bene: arrivò alla dirigenza, ma poi fu Tangentopoli. Appalti e lavori si fermarono in tutta Italia e fu crisi.
Con un certo intuito si volse ad oriente e la corsa riprese. Prima di andare in pensione ricopriva la carica di direttore commerciale. Quel bimbetto a cui devo tanto è mio padre.
Lo vedevo ben poco per casa, sempre in giro per il mondo, ma è comunque riuscito ad insegnarmi molte cose.

Oggi una carriera così è una rarità. Mi sono chiesto il perché.
Lavorando per imprese medio grosse, spesso si finisce in una stanza a svolgere mansioni che restano tali fino ache non arrivano i Maya o non ci si licenzia.
Se si libera un posto sopra di noi nell’organigramma assumeranno qualcuno di qualificato e con un master.
Manca la fiducia nelle persone. E’ questo il problema.
E’ questo che frena tutto il sistema e che fa si che la stragrande maggioranza delle aziende sia ferma al palo, non innovi, non investa ed abbia paura.
Lo dico da alpinista (dilettante) che sono: per far funzionare le cose, su in montagna, serve la fiducia nei tuoi compagni. Devi fidarti di chi ti assicura (ti tiene) mentre sali.
Far crescere le persone è un processo lento ma remunerativo: le persone se ne accorgono e sono appagate. Si accorgono che c’è possibilità di crescere e che c’è chi crede in loro. Ti impegni, “dai” e qualcosa torna sempre (e non sono per forza soldi).

Offrire queste possibilità fa accrescere la fiducia nell’Impresa in cui si lavora.
Si fa fatica di sicuro a portare avanti un’azienda così. Guardare all’orizzonte non è da tutti. La maggior parte degli imprenditori o amministratori d’azienda si fermano alla punta dei propri piedi e si limitano a controllare e a porre paletti.

Come si può innovare così?

Invece che fidarsi delle persone, si ha paura che queste non lavorino e quindi le si controlla. Si cade in questa modalità perversa in cui si cerca di controllare ogni passo per cercare di misurarlo, ottimizzarlo per aumentare il profitto.

Vogliamo ripartire? fidiamoci delle persone. torniamo a camminare ed alziamo lo sguardo.

C’è un proverbio che dice che si finirà là dove si continua a guardare. Ma se non guardiamo al nostro orizzonte (e questo è incoronato da bellissime vette), dove finiremo?

One thought on “Senza Fiducia l’Italia si guarda le punte dei piedi

  1. Pingback: La storia di mio padre e del perché senza fiducia non abbiamo futuro « Zmaker's Weblog

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