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51sG9fgF3fL._SL500_AA300_Mi trovo di tanto in tanto coinvolto in riunioni feroci: volano insulti, vengono accartocciati documenti e lanciati ai partecipanti, le voci si alzano e tutti accusano tutti. Il corpo resta scosso, senti l’adrenalina, l’odio, nasce la voglia di vendicarsi. Il tiranno di turno infierisce sul malcapitato e tu sei spaventato e lieto che le parolacce siano per te.

Se e quando tocca te è un dramma. Avanzi qualche scusa (ma per cosa!?) e cerchi di sopravvivere. Ribatti come puoi. Ti scappa qualche parolaccia. Poi quando tutto finisce e te ne vai rivivi la situazione 1000 volte ed ogni volta scopri che avresti potuto fare così e dire questo e quello… ma non è successo e ti senti deluso, debole e arrabbiatissimo. Vorresti vendicarti e fare vedere chi sei. Ma ora l’arena è gia vuota!

Da tempo ero crucciato dalla possibilità di trovare un modo per rispondere prontamente e a tono in quste situazioni di vera guerriglia, in cui ci si trova verbalmente aggrediti, senza rispetto e civiltà.
Avevo investigato questi temi anche con la mia coach Rossana Russo cercando delle strategie da mettere in atto nel qual caso mi fossi trovato in difficoltà ed ecco che settimana scorsa vedo in libreria questo libretto dalla copertina verde:
“Piccolo manuale di autodifesa verbale” di Barbara Berckhan – Per affrontare con sicurezza offese e provocazioni.

L’approccio è dei miei preferiti: prende spunto da Judo e Aikido. Da Judoka, il principio è ben noto: deviare o sviare la forza degli attacchi dell’avversario.
Di fronte ad un attacco si è tentati di rispondere subito a tono con pari o maggiore forza e cercare di annientare l’avversario. Questo approccio è molto pericoloso e doloroso. Inoltre in una discussione, cercare di comunicare le proprie convinzioni con questo approccio non porta a nulla. Solo chiusura e rifiuto delle opinioni altrui.
Arrabbiarsi fa male anche fisicamente: il corpo produce cortisolo, una sostanza per nulla salutare.

Se attaccati, la reazione più naturale per tutti è quella di rispondere immediatamente con lo stesso tono: cioè di scendere al livello dell’assalitore. E’ difficile assumere un atteggiamento superiore e trattenere gli istinti. Serve un po’ di esercizio ma se ne guadagna in salute, risultati e rapporti umani.

Una delle tecniche per far fronte ad una frase poco opportuna o offensiva (o che a noi pare tale) è quella di rispondere con una domanda. Comunicare non è semplice: in ogni cosa che diciamo ci sono infinite ambiguità ed è facile fraintendere. Cercare di chiarire è la cosa migliore e nel caso l’altro abbia fatto una gaffe gli offriamo la possibilità di rimediare.
Se poi l’altro proprio insiste, facciamo altre domande, ma alla fine se la situazione è insostenibile, abbandoniamolo.

Altre volte si può rispondere con il silenzio. L’opzione del silenzio deve essere ben giocata: non dobbiamo far trasparire indecisione, balbettare o trapelare indecisione. Potremmo sottolineare il silenzio con qualche gesto che esprime disapprovazione (scuotere la testa, voltarsi e rivolgere l’attenzione ad altri o altro, o prendere un pezzo di carta ed annotare l’osservazione – questa è veramente spassosissima!).

A volte ci troviamo di fronte a persone arroganti e presuntuose: cosa c’è di meglio se non assecondarle e lasciare che caschino da sole. Invece che impuntarsi sulle proprie convinzioni, si provi a rafforzare le loro convinzioni e a lodarli, complimentandosi per il buon gusto o la brillantezza (!), intelligenza, bravura…

Il libro è veramente utilissimo e merita più di una lettura. E’ uno di quei libri che vanno tenuti a portata di mano e ‘praticati’: ogni tanto è bene ripassare qualche tecnica e cercare di applicarla. Non si farà fatica visto il mondo in cui viviamo (e farlo è divertentissimo)!

Buona lettura!

PS: fatemi sapere come è andata!

2 thoughts on “Piccolo manuale di autodifesa verbale

  1. Questa e’ un’ottima occasione per riflettere sulle interazioni e le dinamiche di confronto così come ti segnalo E.Goffman – La vita come rappresentazione sociale

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