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power00Qualche anno fa ho potuto partecipare ad una lezione tenuta da Silvio Lenares. Il suo intervento concludeva un corso per PM offerto dalla azienda del mio DJ (DailyJob). Qui di seguito trovate la seconda parte del resoconto della giornata (qui la prima parte).

Era gennaio ed aveva nevicato da poco. Raccolti in cerchio, Lenares ci chiese di raccontargli di noi e di cosa non andava nel nostro lavoro di PM; seguì una serie di lamentele subito organizzate dal dott. Lenares in una mappa mentale.
Cosa non andava nel nostro lavoro? rapporti troppo tesi e violenti, scontri durante le riunioni, poco coinvolgimento, prevaricazione dei ruoli, poca possibilità di negoziare e contrattare le decisioni, capi dispotici e poco ragionevoli.
Insomma, non eravamo molto soddisfatti di come andavano le cose.
I nostri racconti avevano in comune frasi tipo “assumersi responsabilità” e “pretendere rispetto”; sull’assumersi responsabilità, Silvio Lenares si scaldò subito. L’assumersi responsabilità è una fregatura. Io non mi devo assumere nessuna responsabilità. Io rispondo del mio e tu del tuo. Fu molto chiaro su questo concetto. Non posso e non devo farmi io carico delle responsabilità del mio capo.
Spesso il capo fa leva sul senso del dovere per cercare di ottenere le cose da noi. Dimostra di essere il primo della classe ed arriva all’alba per andarsene per ultimo e ti guarda male se tu non fai nello stesso modo.
E’ una fregatura e comunque non ho mai creduto che più tempo si sta in ufficio più si lavora.

I capi spesso comunicano in modo ambiguo e le frasi contengono un senso e l’esatto opposto. Permette ad un capo di poter dimostrare in futuro che comunque aveva ragione sia che le cose vadano bene, sia che vadano male: in fondo lui aveva espresso entrambi i concetti. Raramente queste cose sono messe per iscritto. Le cose importanti è meglio non scriverle perché potrebbe essere troppo pericoloso lasciarle nero su bianco. Se le aveva dette sicuramente non si ricorderà di averle dette.
Questa cosa l’ho trovata anche leggendo alcuni libri tipo “il metodo anti-stronzi” e “comandare è fottere” di Celli.

Il Rispetto. Innanzitutto è bene capire di cosa si tratta. La parola deriva da respicio, cioè guardare, osservare senza giudicare. Dare giudizi fa parte della nostra natura di scimmie: non ne possiamo fare a meno, è naturale come sbucciare una banana. Ogni cosa che ci capita sotto gli occhi è soppesata, confrontata, catalogata, paragonata e valutata… giudicata!
Come si fa a far finire questa situazione in cui si è schiavi del senso del dovere, di responsabilità (addossate), confidenza e comunicazione ambigua?

Servono NUMERI e FATTI – cose ben diverse dalle opinioni.
E’ una guerra? Rispondiamo in modo spiazzante. Anche in questo approccio suggerito da Lenares ci trovo un non sochè di orientaleggiante. Un Judo per PM.

Il capo mi chiede una cosa? Io DEVO chiedere PRECISAZIONI. Lo faccio con tante domande. Chiedo precisazioni, incontri. Presento degli avanzamenti. Non mi comporto così per cercare di evitare di lavorare, ma perché voglio capire bene cosa mi chiede e perché. Per fare bene una cosa devo capire a cosa serve e che scopo ha.
“Io faccio quello che tu mi chiedi (ma tu sei consapevole di ciò che mi chiedi?)”.
Le domande che gli farò servono per capire i presupposti del mio capo e per sapere cosa si aspetta di ottenere. Più faccio domande e più lui si accorge di non avere risposte.

Per queste comunicazioni non è necessario utilizzare la mail, anzi… la mail serve in realtà per “paracularsi”. Te l’ho chiesto e te l’ho scritto, in data x all’ora y. Ho messo in copia Tizio e Caio… io il “mio” l’ho fatto. Non sto di fatto comunicando alcunché.

Appena inizio a fare domande al capo, ho ribaltato la relazione.

E’ importante risparmiare le forze. Un modo per consumarne molte è quello di lamentarsi del capo.

Se per caso avesse da dire dei numeri che gli abbiamo fornito, non ci si deve scoraggiare, anzi, tornare all’attacco con altre domande per capire come vuole che siano questi benedetti numeri. Se devo fare un lavoro per bene devo farlo come lo farebbe lui e quindi devo capire: e allora giù di domande per capire meglio.

Di fronte alle domande il capo non risponde perché deve fare delle scelte. Anche qui, non c’è da preoccuparsi. Non sceglieva prima che adottassi questo sistema delle domande, non sceglie adesso, quindi cambia poco.

E’ importante fagli capire che non siamo contro di lui e che le domande ci servono per capire i suoi presupposti: siamo lì per aiutarlo.

Quando ho raccolto le informazioni necessarie per fare le cose, allora procedo. E’ bene cercare di essere precisi ed accurati mentre si lavora e cercare la Qualità. Se non è chiaro cosa devo fare, non faccio nulla e cerco di chiarire.

Il potere non puoi combatterlo al suo stesso livello. La mossa più intelligente è quella di prenderlo per il culo.

Piano operativo proposto alla fine della giornata:
é formato da 3 parti

1. presupposti
Voglio cambiare qualcosa. Che cosa? Lo so? mi è chiaro? Quali sono gli aspetti su cui ho qualche forma di potere?
Io cambierò e quindi anche gli altri cambieranno.

2. strumenti
Cercare la precisione nel linguaggio e nelle domande. Non accettate risposte generiche ed indagate i presupposti.
Che domande fare? Ecco alcuni esempi a cui ispirarsi:
A chi serve? Chi si accorgerà di questa cosa? Che livello di qualità è necessario? Che rischi ci sono secondo te? Possiamo spendere di meno/di più? Ne possiamo togliere un pezzo?
Senti, cosa decidi TU di fare?
Quali sono i rischi che vedi? Quali sono i punti su cui prestare attenzione? Come possiamo fare in modo che non sia un boomerang?

Si deve essere curiosi nel fare le domande per far capire che mi interessa sapere. Le domande spezzano il gioco del potere. Se non si è ascoltati o no ngiungono risposte, continuare in modi e tempi diversi.

3. dal giudizio alla valutazione
– allineo ed esprimo i presupposti del progetto
– esprimo l’obiettivo – cosa si vuole ottenere? – L’obiettivo dovrebbe essere specifico ed includere indicazioni su tempi, costi e qualità.
– che vincoli ci sono? generali, di contesto, tecnici…
– realizzo la soluzione mettendo in pratica la mia professionalità con creatività. Qui posso dimostrare le mie competenze e capacità.
– verifico cosa ho ottenuto (e lo confronto con quello che mi ero prefissato all’inizio)
– traggo le conclusioni: cosa ho imparato?
Libri consigliati

  • Paul Watzlawick – “di bene in peggio” – Feltrinelli
  • Hillman – Il potere” – BUR
  • “Mobbing e dintorni” – ETAS
  • Emma Rosemberg – “Lavorare senza offendersi” – Guerini ed associati
  • Marco Scardovelli – solo su internet (web e youtube) – “Barriere della comunicazione”, “Tipi umani”, “Ego e iogoverno”

In sintesi:

  • vietato lamentarsi
  • rispetto = osservo e non giudico
  • esigere richieste precise -> fare domande
  • responsabilità = dare risposte -> io rispondo del mio e tu del tuo
  • fare domande al capo e fare decidere a lui su numeri e fatti che gli portiamo
  • creare un cruscotto di progetti ed aggiornarlo spesso

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